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Ode ai bambini ai quali è stata negata l'infanzia
Ci sono bambini che non hanno perso soltanto una casa. Hanno perso il profumo del pane del mattino, la mano che li accompagnava nel sonno e quella certezza di un abbraccio che nessun tribunale potrà mai restituire, una volta che sia stato loro ingiustamente sottratto. Quando un bambino viene separato dalla propria famiglia senza una valida ragione, la fiducia nell'umanità si infrange.
L'infanzia non è un fascicolo da archiviare, una pratica da registrare o un numero da cancellare in un registro ufficiale. L'infanzia è un appello rivolto a un giudice che abbia la forza di ascoltarlo con la coscienza limpida. Guai a noi se il potere dimentica la compassione. Guai a noi se il dubbio prevale sulla certezza, se la fretta prende il posto della riflessione o se il silenzio copre la negligenza.
Ogni bambino ha diritto alla protezione e all'assistenza. Ha diritto alla giustizia. Ma ha anche il diritto, quando non vi sia alcuna minaccia alla sua vita e alla sua incolumità, di crescere nella sicurezza della propria famiglia. Nessun amore sincero dovrebbe essere considerato un crimine. Questa non è un'ode agli adulti che commettono reati, ma ai bambini che soffrono. Per loro dobbiamo pretendere leggi più attente, funzionari più scrupolosi e decisioni prese in nome della verità invece che del pregiudizio.
Dobbiamo pretendere una giustizia che abbia il coraggio di ammettere i propri errori. Una Repubblica giusta è quella che protegge gli innocenti e sa chiedere perdono quando li ferisce. Dobbiamo pretendere che nessuno, nemmeno lo Stato, possa sbagliare fino al punto di spezzare una famiglia in nome della giustizia. Perché quando anche un solo bambino viene allontanato senza una reale necessità, non è soltanto lui a pagare il prezzo di quell'errore: è la coscienza di un'intera società a uscirne ferita.
La vera grandezza di una civiltà si riconosce da come tratta i suoi bambini. Loro si affidano agli adulti senza potersi difendere. Abbiamo il dovere di non tradire quella fiducia. Che nessun bambino debba mai soffrire a causa dei nostri errori, della nostra indifferenza o della nostra negligenza.Che la verità prevalga sempre sulla menzogna e che la giustizia ricordi sempre di avere un volto: il volto di un bambino.
© Johann Lubeck
Nota dell'autore
Questa ode non nasce per esprimere un giudizio su singole persone o vicende processuali ancora oggetto di valutazione della giustizia. Nasce dalla profonda riflessione suscitata anche dal caso della cosiddetta "Famiglia del Bosco" e dal dibattito pubblico che ne è seguito. È un invito a ricordare che ogni decisione riguardante un bambino richiede il massimo rigore, umanità e rispetto della verità, perché l'infanzia non può mai diventare terreno di errori, interessi o contrapposizioni ideologiche.